Tutti
i gechi diurni appartengono al genere Phelsuma della famiglia Gekkonidae.
I
membri di questo genere sono attivi soprattutto durante il giorno a differenza
di tutti gli altri gechi che prediligono l’attività crepuscolare.
Questi
animali si sono evoluti in splendide isole tropicali dell’Oceano Indiano in
cui hanno imparato a mimetizzarsi con la ricca vegetazione a tal punto da
assumere delle colorazioni meravigliose.
Si
conoscono circa 60 specie e sottospecie di gechi diurni, includendo anche
parecchi recentemente descritti.
Essi
sono, con solo due eccezioni, endemici del Madagascar e d'altre isole limitrofe.
La
specie più piccola raggiunge una massima lunghezza di solo 6 cm. mentre quelle
più grandi raggiungono i 30 cm.
Le specie piccole più comunemente importate sono originarie del Madagascar e comprendono:
La Phelsuma laticauda (geco diurno oro), P. quadriocellata (geco diurno pavone) e la P. lineata
In
aggiunta sono presenti sul mercato piccoli gruppi di altre specie allevati in
cattività quali:
la
Phelsuma
cepediana (geco
diurno dalla coda blu), P.guimbeaui
(geco diurno arancio) e la P.klemmeri
(geco diurno giallo chiaro).
La
maturazione sessuale avviene entro i 6-8 mesi d'età; se mantenuti con una
corretto regime alimentare e ambientale, questi animali possono raggiungere gli
8-10 anni di vita.
Tutti
i maschi adulti presentano pori femorali ben sviluppati, mentre nelle femmine
sono spesso assenti.
La
femmina può invece presentare notevoli sacche endolinfatiche ai lati del collo
che servono per immagazzinare il calcio e, in molte specie le uova possono
essere visibili attraverso la superficie ventrale del corpo poco prima che
avvenga la deposizione.
Soprattutto
le piccole specie, non devono essere maneggiate spesso, è consigliabile
toccarle solo quando sussiste una reale esigenza (cambio del terrario o
medicazione) e in questi casi è meglio utilizzare un retino per facilitare la
“cattura” evitando di stressarle o di procurare loro delle ferite.
Terrario Una
piacevole motivazione per possedere questi animali è anche quella di poter creare un terrario veramente
particolare ricreando un piccolo pezzo di paesaggio tropicale, soddisfacendo in
primo luogo l’animale e allo stesso tempo il nostro senso estetico.
La struttura deve essere di dimensioni larghe, ben sviluppata in altezza e ricca di arredamento.
Per quanto riguarda il substrato si consiglia di utilizzare piccole scaglie di corteccia di pino ricoperte da muschio per assicurare il mantenimento dell’umidità ricreando oltretutto abbastanza fedelmente l’ambiente naturale. Sconsigliata la sabbia che può essere facilmente ingerita in quantità dannose tali da provocare un blocco intestinale e anche altri substrati artificiali che non manterrebbero un buon livello di umidità.
Possono essere inserite piante vere come la sanseveria,
le bromeliacee, le orchidee, la dracena in una zona adeguatamente predisposta
con del terriccio fertilizzante.
Per
dare la possibilità agli animali di arrampicarsi si possono inserire cortecce
di sughero , gambi di bambolo e piccoli tronchi disposti diagonalmente e in
lunghezza.
L’illuminazione , sia per gli animali che per le piante, dovrà essere adeguata e sufficiente per garantire un buono sviluppo, quindi si dovranno predisporre particolari lampade per stimolare i processi di crescita. Ideali per illuminare e stimolare la vegetazione saranno due o più tubi fluorescenti posti nella parte più alta del terrario ed estesi per la quasi oralità della lunghezza.
Per le phelsuma si possono collocare apposite lampade con la funzione di
riscaldare e simulare la luce solare.
Provenendo da climi subtropicali, questi animali richiedono un temperatura diurna tra i 28°/32°C e notturna tra i 20°/25°C.
In
un terrario con molte piante si possono collocare due bulbi incandescenti tra i
40/90W in una specifica area nella quale gli animali andranno a prendere il
calore.
Sono
sconsigliate le rocce riscaldanti o le piastre perché il caldo deve provenire
dall’alto e anche per evitare possibili scottature dovute alle piccole
dimensioni dell’animale rispetto alle fonti di calore. Utilizzare un
termometro per monitorare la temperatura della
zona predisposta al calore rispetto all’altra parte del terrario.
Questi
animali richiedono parecchia umidità ed anche un buon ricambio d’aria.
L’umidità può essere incrementata vaporizzando giornalmente il substrato o
ponendo all’interno del terrario appositi contenitori , l’areazione deve
essere garantita da un buon sistema di ricambio d’aria nella struttura del
terrario. Importante evitare una eccessiva umidità rispetto al ricambio
dell’aria per scongiurare l’insorgere d infezioni della pelle
dell’animale.
Anche
una buona igiene è alla base di un ambiente ben riuscito, gli escrementi vanno
rimossi quotidianamente e il muschio controllato e sostituito 3-4
volte l’anno.
Dieta
In natura la Phelsuma si ciba di insetti, piccoli invertebrati, nettare e polline. Dovremo provvedere quindi, in relazione alla grandezza dall’esemplare a offrirgli prede adeguate: piccoli grilli e drosophile per le piccole taglie; grilli medi, falene , mosche e camole del miele o della farina per le taglie più grandi. Importante la presenza dell’acqua e di liquidi dolci che simulino il nettare.
Compatibilità
In natura la maggioranza delle specie predilige vivere in gruppo piuttosto che a coppie; se il ternario è sufficientemente grande e ricco di vegetazione è possibile quindi alloggiare un maschio con più femmine.
La riuscita consiste nell’avere sufficiente territorio per ogni esemplare,evitare di inserire due maschi, porre attenzione che le femmine siano di taglia il più possibile simile fra di loro e non sottovalutare il minimo segnale d’aggressione (che più facilmente si manifesta fra le femmine ma può anche coinvolgere il maschio).
Tra le varie specie la P.quadriocellata presenta maggiori problemi di convivenza, è quindi consigliabile mantenerla in coppie singole.
Esemplari
sani
Quando ben cibate e mantenute in un ternario adeguato, pulito, ben areato e ricco di vegetazione, le Phelsuma non sono portate ad ammalarsi. La prevenzione attraverso un buon mantenimento è il miglior modo per scongiurare problemi di salute.
Al momento della scelta, ovviamente optiamo per un esemplare nato in cattività per gli ormai noti motivi validi per tutti gli animali (motivi di conservazione e di salute);tuttavia, anche tra questi, non bisogna dimenticare di selezionare l’esemplare più vivace, quello che non presenta ferite e , se possibile verificarlo, quello che non ha problemi ad alimentarsi.
Controllare anche la postura, la pelle, le zampe , che la colorazione sia brillante; un animale particolarmente magro e poco reattivo sicuramente ha qualche disturbo. Importante anche verificare che non ci siano problemi di muta non perfettamente completata, soprattutto sugli arti che risultano essere la zona più soggetta all’insorgere di seri problemi.
Riproduzione
Tra le piccole specie, la P.laticauda e la P.dubia sono le più semplici da riprodurre in cattività.
E’ possibile incominciare l’approccio alla riproduzione possedendo anche solo una coppia matura; il primo passo è accertarsi di possedere realmente una coppia ( senza un accurato esame, il maschio subadulto o non particolarmente dominante, può apparire come una femmina); in seguito bisogna offrire agli esemplari le migliori condizioni possibili, di mantenimento e ambientazione.
E’ possibile sottoporre la coppia ad un periodo di “preriproduzione”, simile ad un “letargo”, che consiste in un breve fotoperiodo durante il quale si dovranno avere meno di 12 ore di luce nell’arco delle 24 ore e un abbassamento della temperatura a 21°C di notte e 23°/24°C durante il giorno. Il tutto per un periodo tra le 6 e le 10 settimane prima dell’accoppiamento.
Normalmente è meglio tenere insieme una coppia per tutto l’anno, se tuttavia il maschio appare troppo aggressivo, o se la coppia risulta poco compatibile caratterialmente, si potrà rimuovere uno dei due e sostituirlo con un nuovo esemplare in funzione della riuscita della riproduzione.
In natura molti esemplari sono attivi riproduttori e depongono uova più volte in un anno; sotto una condizione ideale anche in cattività la femmina può deporre 1 o 2 uova ogni 2/3 settimane.
Una femmina particolarmente predisposta può mantenere un buon ritmo anche per tutto l’anno.
La riproduzione richiede un maggiore dispendio di energie quindi la femmina dovrà essere alimentata ogni giorno e tutto il cibo dovrà essere integrato con vitamine e calcio.
Nel terrario deve essere predisposta un’apposita area per facilitare la femmina alla deposizione; normalmente la tipica collocazione delle uova avviene sotto le foglie della vegetazione bassa o sotto lo strato superficiale della corteccia.
Una volta deposte le uova , bisogna provvedere all’incubazione.
Le specie che producono uova “ collose” a grappolo ,tendono ad attaccarle ad una superficie stabile e dura (strato di corteccia o tronchi) in questo caso le uova possono essere incubate in sito perché sarebbe più rischioso rimuoverle. Ovviamente bisognerà creare una condizione tale perché ciò possa avvenire: la temperatura deve essere mantenuta tra i 20° /29° C e tutto intorno deve esserci un perfetto livello di umidità. Bisogna ricreare un incubatoio all’interno del terrario.
Se le uova sono deposte su una superficie più facile da spostare (foglie o muschio) è possibile tentare di spostarle in un luogo predisposto nel terrario o in un incubatoio esterno.
Nelle specie che producono uova “non collose”, una volta che esse induriscono possono essere rimosse e poste subito in un apposito incubatoio esterno al terrario.
Se le uova sono fertili possono schiudersi tra i 40/90 giorni a secondo della specie e anche della temperatura di incubazione;
se incubati a temperature basse (22°/23° C) o molto alte (29°/30° C) la schiusa può variare dai 30 ai 120 giorni.
Generalmente una temperatura dai 25° ai 28° C è ideale per la maggior parte delle specie.
I piccoli fuoriescono dall’uovo tramite un’apertura che provocano spingendo con il muso. Appena nati possono essere disposti individualmente o a coppie in un piccolo terrario completo di tutte le condizioni necessarie ad un buon mantenimento come per gli esemplari adulti.
I piccoli si cibano più volte tutti i giorni con piccolissimi insetti; tutto il cibo deve essere supportato con vitamine e minerali, in aggiunta è consigliabile somministrare una volta al giorno della frutta fresca o succhi di frutta.
R e t t i l i | A n f i b i | P e s c i | A r a c n i d i | C u r i o s i t à | P i a n t e | T e r r a r i A c q u a r i |